CANNABIS LIGHT: PATENTE DI GUIDA E TEST ANTIDROGA SUL LAVORO

CANNABIS LIGHT: PATENTE DI GUIDA E TEST ANTIDROGA SUL LAVORO

Con la continua ed inarrestabile espansione del business della cannabis light cresce anche la necessità di fare chiarezza in merito ad alcune tematiche “tecniche”.

Grazie allo staff di CBWEED, analizziamo tutti gli aspetti.

 

CANNABIS LIGHT E RITIRO DELLA PATENTE: COSA C’E’ DI VERO

La disinformazione e le fake news sono all’ordine del giorno, soprattutto per quanto riguarda un argomento sensibile e controverso come quello della cannabis.
Ricordiamo per scrupolo che la principale caratteristica della cannabis cosiddetta “legale” è la presenza irrisoria e sempre inferiore allo 0,6%, del principio attivo del THC (delta-9-tetraidrocannabinolo), l’unico a essere psicotropo e a provocare il classico “sballo” da marijuana.
Contiene al contrario elevatissime concentrazioni di CBD (cannabidiolo), ovvero il principio attivo non psicotropo dai numerosi effetti benefici: antinfiammatorio, analgesico, miorilassante, ansiolitico, per citarne alcuni.
Secondo la legge 242/16, la cannabis legale è un prodotto non alimentare, non medicinale e soprattutto non da combustione. Ciò significa che l’acquirente (maggiorenne) si assume le responsabilità dell’utilizzo che decide di farne.
Ma quale è la correlazione tra Cannabis Light e patente di guida? Si può guidare dopo aver consumato cannabis legale?
Qualora si avesse l’intenzione di mettersi alla guida di un mezzo dopo aver fatto uso di cannabis legale, è bene essere consapevoli delle complicazioni e dei rischi nei quali si potrebbe incappare.
Se durante un semplice controllo da parte delle forze dell’ordine è necessario esibire soltanto la confezione di cannabis light di cui si è in possesso (che riporta sempre le percentuali di THC contenute nel prodotto) e, per un’ulteriore garanzia, lo scontrino fiscale rilasciato del negoziante, diversa è la questione in caso di test tossicologico.
Il cosiddetto “tampone”è un vero e proprio test medico che consente in pochi minuti (così come l’etilometro) di verificare se il soggetto sottopostovi abbia fatto uso di sostanze stupefacenti (cannabis, cocaina, oppiacei, anfetamine).
Mentre in un fumatore abituale il tampone è in grado di rilevare tracce di THC fino a 20 giorni dopo l’ultimo utilizzo, in un fumatore occasionale è assodato che la presenza non sia più rilevabile dopo al massimo 3/4 giorni.
Nonostante la percentuale di THC sia estremamente bassa all’interno della cannabis light, è impossibile garantire che di fronte a test del genere non si risulti positivi.
L’esito è sempre un caso a sè stante, che varia a seconda del soggetto e di molteplici fattori che agiscono in contemporanea.
Il nostro consiglio è quello di non opporsi mai allo svolgimento dei test in quanto tale resistenza porta all’attribuzione della massima pena, ovvero il ritiro della patente, una multa di 1500€ nonchè 6 mesi di reclusione.

GUIDA E CANNABIS LIGHT: ESITO POSITIVO NON SIGNIFICA AUMATICAMENTE RITIRO DELLA PATENTE

Nel caso risultaste positivi ai test tossicologici a tampone, non disperate! Positività non è sinonimo di bye bye patente (per fortuna).
La patente vi verrà ritirata preventivamente in attesa di ulteriori verifiche, ma i provvedimenti ufficiali verrano presi solo dopo la sentenza di un medico e della prefettura.
La nostra conclusione è quindi quella utilizzare la massima prudenza e di non mettersi alla guida se si ha fatto da poco uso di cannabis light, per non incappare in spiacevoli conseguenze.

LA CANNABIS LIGHT E I TEST ANTIDROGA EFFETTUATI SUL LAVORO

In determinate situazioni lavorative è possibile che il titolare richieda ai dipendenti di sottoporsi a test antidroga periodici, con o senza preavviso.
Solitamente avvengono tramite analisi delle urine.
È opportuno precisare che il test delle urine non rileva in realtà il principio attivo del THC (l’unico cannabinoide psicoattivo e illegale), ma bensì il THC-COOH, che non è psicoattivo ma può rimanere in circolo nel consumatore abituale per settimane senza sortire nessun tipo di effetto sull’organismo.
Ben diversa è la questione per chi invece fa uso solo sporadico della cannabis, a maggior ragione se light.
A distanza di pochi giorni (4/5 al massimo) è impossibile rilevarne alcuna traccia nelle urine.
Attenzione però a non confondere le due situazioni: nel caso si facesse abitualmente uso della cannabis “classica” e solo ultimamente si fosse passati a quella light (magari in vista degli esami sul lavoro), il responso potrebbe comunque essere positivo in quanto non si è lasciato intercorrere abbastanza tempo per smaltire i livelli di THC in circolo precedentemente.
Ai consumatori soltanto sporadici consigliamo quindi di stoppare l’utilizzo della cannabis light circa una settimana prima della data prefissata per le analisi per stare totalmente tranquilli.
Nel malaugurato caso risultaste positivi ai test sul luogo di lavoro, la procedura prevede una seconda analisi più approfondita e specifica chiamata spettometria di massa.

CANNABIS LIGHT E ANALISI DEL SANGUE

Diversi sono i parametri per quanto riguarda le analisi del sangue. Queste ultime infatti rintracciano la presenza del vero e proprio principio del THC, rivelando un uso estremamente recente del prodotto.
Dopo la primissima inalazione di cannabis (o “tiro” per dirla in parole povere), i livelli di THC nel sangue subiscono un’impennata per poi calare drasticamente nel giro di appena un’ora.
Nei consumatori abituali di cannabis “classica”, il THC può comunque rimanere visibile per qualche giorno.
In generale, un esame del sangue positivo al THC significa che il soggetto ha fatto uso di cannabis nel periodo subito precedente la verifica, motivo per cui in caso di incidente stradale si ricorre a questo tipo di analisi.
Mentre risultare positivi tramite tampone o urine non significa automaticamente essere sotto l’effetto corrente di sostanze psicoattive, risultare positivi agli esami del sangue significa la maggior parte delle volte l’esatto contrario.
Tuttavia, le analisi del sangue sono più invasive e sicuramente più d ifficili da gestire, per cui non vengono solitamente richieste dal datore di lavoro.

Dopo aver approfondito le diverse e più frequenti casistiche, ci teniamo a concludere ribadendo l’estrema soggettività di ognuna di queste situazionE. Stile di vita, metabolismo, alimentazione, costituzione, sono fattori determinanti nel risultato dei sopracitati test.

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